Radici della Medicina Difensiva e l'arma di distrazione

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Radici della Medicina Difensiva e l'arma di distrazione

Messaggioda eco_admin » 13/08/2014, 8:02

Aggiornamento del 5.4.2015.


Dalle radici antiche della medicina difensiva alla definizione attuale. L’arma di distrazione.

Dall’intervento del dott. Roberto Lala, Presidente Ordine dei Medici di Roma provinciale dei Medici-Chirurghi di Roma, nel recente convegno “La responsabilità sanitaria. Problemi e prospettive” e dall'articolo di Giorgia Guerra leggiamo:

“Esempi di medicina difensiva sono fatti risalire ad epoche insospettabili per comportamenti del genere. Uno degli episodi più antichi risale al IV secolo a.C. ed è riportato da Curzio Rufo nelle Historie Alexandri Magni: l’autore narra che Alessandro, gravemente ferito in battaglia, non riuscì a trovare alcun medico disponibile ad intervenire per asportare la freccia che si era conficcata nel suo corpo, sino a quando lo stesso, conscio della gravità della lesione e delle ragioni per le quali i chirurghi erano tanto restii a intervenire, promise saggiamente l’impunità a tal Critobulo, che al fine lo operò... Numerose sono poi le testimonianze di vicende analoghe occorse nei secoli successivi, in cui i chirurghi si rifiutavano di eseguire taluni interventi senza prima aver ottenuto l’impegno, da parte dell’assistito e dei suoi parenti, di rinunciare a qualunque rivalsa nei loro confronti... La medicina difensiva ‘moderna’, diffusasi in tutti gli Stati europei, ha preso consistenza negli Stati Uniti durante gli anni ’70 …”

La contraddizione più grande è nel fatto che le ragioni della medicina difensiva sono oggi sicuramente diverse da quelle dei secoli passati. Si insinua, però, il dubbio che la Medicina Difensiva sia un mal comune, dalle radici antiche, universale, con cui ci si deve convivere. Se fosse un'arma di distrazione, si tratterebbe di un’arma di distrazione piuttosto banale visto che non si tratta di un mal comune, che di storico con valore per il medico moderno vi è soltanto il tradimento dell’art.3 del decreto del 1946 (pag. 4 dell’ultimo nostro aggiornamento e che il problema della Medicina Difensiva è l’argine alla contenziosità di pertinenza della “casa stessa” del medico (qui in Italia).
Si vuol far credere che il numero sempre maggiore di azioni legali sia collegato con un generale rafforzamento del concetto di tutela del paziente in evidente contraddizione con il numero elevato di cause perse dal paziente stesso che vede, nella logica mercantile, la base della medicina difensiva. Questi presupposti appaiono essenziali per un giusto inquadramento della definizione di Medicina Difensiva.

Secondo l’Office of Technology Assessment, US, Congress 1994, il fenomeno della medicina difensiva si “verifica quando i medici prescrivono test, procedure diagnostiche o visite, oppure evitano pazienti o trattamenti ad alto rischio, principalmente (ma non esclusivamente) per ridurre la loro esposizione ad un giudizio di responsabilità per malpractice”. Da questo punto di vista, quando i medici prescrivono extra test o procedure, essi praticano una medicina difensiva “positiva” (assurance behaviour); quando evitano certi pazienti o trattamenti, praticano una medicina difensiva “negativa” (avoidance behaviour) o, come qualcuno asserisce, “astensiva” se non addirittura “omissiva”.
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Re: Radici della Medicina Difensiva e l'arma di distrazione

Messaggioda eco_admin » 11/04/2015, 22:34

In: La Medicina Difensiva è il frutto di un albero abbiamo disposto le “armi di distrazione” tra le foglie.

Ma non tutte le foglie sono uguali. Non tutte le armi di distrazione presentano la stessa forza devastatrice o lo stesso veleno.
In Medicina Difensiva, da pag. 20 a pagina 35 abbiamo considerato alcuni importanti tematiche di interesse per il sanitario con associate "armi di distrazione" della Medicina Difensiva:

1) Insufficiente considerazione delle leggi istitutive della FNOMCeO.
2) Nei punti programmatici per le elezioni all’Ordine professionale non appare, di norma, la presenza del compito istituzionale riguardante l’interposizione nelle controversie.
3) Favorire la revisione dell’istituto della conciliazione al fine di deflazionare il ricorso all’Autorità giudiziaria e valutare in via transattiva e stragiudiziale almeno parte del contenzioso.
4) Potenziare i percorsi che garantiscano idonea selezione dei CTU con il coinvolgimento dei responsabili dei Tribunali civili e penali e controlli sulla qualità della prestazione offerta dagli stessi.
5) Esiste la Medicina Difensiva del cardiologo, dello psichiatra, del chirurgo, del pediatra …
6) Sottolineare i fallimenti della politica e tralasciare le problematiche di “casa propria”.
7) Favorire e facilitare la possibilità di accesso per tutti i medici ad una idonea copertura assicurativa contro il rischio professionale al fine di sanare le attuali gravi difficoltà determinate dal mercato delle assicurazioni in materia.
8) Sottolineare il rischio clinico e dimenticare il rischio del cittadino-medico.
9) Codice etico comportamentale delle ASL ma non controllo deontologico delle pratiche avverse.
10) Alcuni limiti della “responsabilità processuale”.
11) La Medicina Difensiva esiste anche all'estero.
12) Armi di distrazione a Tor Vergata.

Non tutte le “armi di distrazione” della Medicina Difensiva sono state trattate; anzi, ne escono sempre di nuove. In particolare, non è stata considerata quella, probabilmente, più velenosa e che sembra riguardare le “Associazioni a tutela del consumatore”.

La più famosa delle “Associazioni a tutela del consumatore” ricorda che “il cittadino potrà rivolgersi a qualunque avvocato dell’Associazione, con la sottoscrizione di un contratto che prevede il pagamento solo con una percentuale del risarcimento eventualmente ottenuto. Nulla sarà dovuto agli avvocati in caso di esito negativo del giudizio”.
Quale esempio di magnanimità, tali Associazioni garantiscono ai cittadini, al fine di evitare, per quanto possibile, inutili controversie giudiziarie, la possibilità di un’esclusiva conciliazione nei confronti delle varie strutture mediche e ai professionisti eventualmente responsabili dei fatti.
L’idea che deriva, leggendo tali pubblicità, è che il medico chiamato in causa sia colui che sbaglia a prescindere. Così, nulla conta la vita famigliare del cittadino-medico che dopo anni di procedimento civile, subendo rinvii di udienze, la presenza casalinga (diciamo spirituale) dell’avvocato, le preoccupazioni traslate ai figli ed al partner verifica, poi, con la sentenza a suo favore che, tutto sommato, nel 70-80% dei casi in civile (e nel 90% dei casi in penale), il procedimento si sarebbe potuto evitare.

Tali Associazioni
a) affermano che i numeri sulla malasanità italiana sono in crescita, così come le denunce da parte dei cittadini ma non riferiscono con altrettanta veemenza l’alta percentuale di cause perse dal paziente che denuncia;
b) sottolineano che “nulla sarà dovuto agli avvocati in caso di esito negativo del giudizio” ma non trattano delle spese per i consulenti;
c) non considerano l’ipotesi che il consulente possa venir chiamato a restituire la rata professionale allo stesso paziente–cliente che ha perso la causa, favorendo di fatto le cause frivole (già numerose secondo il Procuratore Nordio);
d) cercano scoop tra le carenze strutturali dei servizi negli ospedali e nei difetti organizzativi ma usano pubblicità così martellanti (spot con famosi attori su tv, youtube, facebook …) da provocare, inevitabilmente, un aumento della percezione di rischio professionale tra coloro che lavorano in sanità;
e) non moderano i toni e non promuovono un clima di fiducia verso gli operatori sanitari fomentando, di fatto, le controversie.

Deriva il forte sospetto che queste stesse Associazioni favoriscano l’aumento del debito del sistema sanitario tradendo la fiducia dei consumatori e la fiducia del cittadino-medico, del cittadino-infermiere, del cittadino-farmacista, del cittadino-veterinario … Tale situazione appare ancor di più disdicevole nei confronti del medico donna e madre di famiglia se si associa il fatto che anche il nuovo Codice Deontologico ignora la “femminilizzazione della professione” cioè il fenomeno più significativo che ha investito la medicina dei nostri giorni. Il nuovo Codice omette di aggiornare le sue regole in ordine alle discriminazioni di genere, ai soprusi di cui le donne medico sono vittime ed ai nuovi problemi che questa “nuova maggioranza” pone in termini di rappresentanza.
Per quantificare l’aumento del debito sanitario che sembra essere provocato dalle Associazioni è necessario considerare anche il pavido atteggiamento di molti giudici che, per un malinteso senso di solidarietà nei confronti dell’attore-paziente, non ritengono di sanzionare la condotta di chi ha avanzato una domanda risarcitoria pur respinta. Accade di frequente che anche quando sussistano tutti i presupposti per una condanna al risarcimento dei danni per lite temeraria, questa non venga sanzionata; per di più -come se tanto non bastasse- spesso i giudici compensano le spese di lite cosicché il medico e/o la struttura sanitaria devono accollarsi l’onere di pagare i propri legali pur risultando vittoriosi. Al danno si aggiunge la beffa datoché anche il costo di un’azione civile intentata senza fondamento ricade, alla fin fine, sull’intera collettività in quanto -com’è noto- in forza dell’art. 41 del DPR 270/1987 le aziende sanitarie locali sono tenute a rifondere ai medici le spese legali sostenute per difendersi da accuse da cui vengano assolti.

Queste ultime motivazioni sono state già trattate nel capitolo riguardante le Direzioni Medico-legali delle Asl Medicina Difensiva, pagina 31.
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