Medicina Difensiva e le armi di distrazione

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Medicina Difensiva e le armi di distrazione

Messaggioda eco_admin » 16/12/2014, 23:19

Nei convegni riguardanti la Medicina Difensiva non è mai presente il medico che si difende con il codice deontologico, che fa nascere il diritto ad essere risarcito a partire dal codice deontologico.

In Medicina Difensiva si è tentato di dimostrare che, con la revisione ed il controllo deontologico delle pratiche medico-legali, si può ottenere una netta riduzione della contenziosità in medicina per riduzione delle cause frivole, numerose (Nordio) e caratterizzate, come è noto, da incongruità deontologiche, sia nelle relazioni medico-legali, sia nelle citazioni. La riduzione sarà conseguente alle possibili sanzioni disciplinari ma soprattutto alle gravi problematiche finanziarie a cui è esposto il consulente scorretto.
Il tutto a partire dall’art.3, lett. g. del decreto del 1946.

È senz’altro utile riflettere riguardo la magistrale distrazione utilizzata per far credere che il medico, per paura di essere chiamato in causa, mette in opera meccanismi difensivi con danno alla popolazione di 13 miliardi e nascondere le vere responsabilità. L’utilità è, ovviamente, nel riconoscere il nemico del medico, i motivi che sono alla base dell’uso delle armi di distrazione ed in che modo il cittadino-medico potrà difendersi nel futuro.

Innanzitutto, elenchiamo le “vere” responsabilità:

• mancata applicazione delle leggi istitutive della FNOMCeO (art. 1 ed art. 3 lett. g.) perché ignorate dai medici (per verosimile mancata pubblicizzazione);
• mancato controllo deontologico delle consulenze avverse da parte delle Direzioni Sanitarie;
• mancata rilettura e mancata revisione deontologica delle consulenze medico-legali;
• non aver considerato l'ipotesi che il consulente possa venir chiamato a rispondere, deontologicamente parlando, delle incongruità deontologiche presenti nella citazione dell'avvocato;
• non aver considerato l'ipotesi che il paziente/assistito possa richiedere la restituzione degli onorari ai propri consulenti deontologicamente scorretti;
• pavido atteggiamento di molti giudici che non ritengono di sanzionare la condotta di chi ha avanzato una domanda risarcitoria pur respinta;
• atteggiamento di molti giudici che compensano con troppa frequenza le spese di lite;
• giustizia lenta;
• logica mercantile cavalcata da avvocati, consulenti e pazienti-clienti.

Questo articolo sarà soggetto a modifiche ed ampliamenti (ben vengano suggerimenti).
Le numerazioni sotto riportate, disposte in ordine di importanza, potrebbero subire modifiche.

Medicina Difensiva; le armi di distrazione

Qualora considerassimo la Medicina Difensiva come una holding di 13 miliardi, troveremo con facilità che i suoi dirigenti non ottemperano a compiti istituzionali e non promuovono il controllo delle perizie nonostante il 70-80% dei medici vince le cause in cui sono stati chiamati a rispondere. La colpa della Medicina Difensiva è sempre di qualcun altro.


1) Non parlare delle leggi istitutive della FNOMCeO

In particolare due articoli della legge istitutiva della FNOMCe0 del 1946 riguardante la ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell'esercizio delle professioni stesse.

Art.1 - In ogni provincia sono costituiti gli Ordini dei medici-chirurghi, dei veterinari e dei farmacisti ed i Collegi delle ostetriche …

Art.3 - Al Consiglio direttivo di ciascun Ordine e Collegio spettano le seguenti attribuzioni:
a-b-c) compilare l'albo ..., vigilare alla conservazione del decoro dell'Ordine e del Collegio ..., designare i rappresentanti …;
d) promuovere e favorire tutte le iniziative intese a facilitare il progresso culturale degli iscritti;
e) dare il proprio concorso alle autorità locali nello studio e nell'attuazione dei provvedimenti che comunque possono interessare l'Ordine od il Collegio;
f) esercitare il potere disciplinare nei confronti dei sanitari liberi professionisti inscritti nell'albo, salvo in ogni caso, le altre disposizioni di ordine disciplinare e punitivo contenute nelle leggi e nei regolamenti in vigore;
g) interporsi, se richiesto, nelle controversie fra sanitario e sanitario, o fra sanitario e persona o enti a favore dei quali il sanitario abbia prestato o presti la propria opera professionale, per ragioni di spese, di onorari e per altre questioni inerenti all'esercizio professionale, procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere sulle controversie stesse.

Il 70-80% dei medici vince le cause in civile e addirittura il 90% delle cause in penale. Sembrerebbe che al medico sia stata nascosta un’arma formidabile di difesa: come può il medico difendersi se non viene promosso il decreto del 1946? Il problema della medicina difensiva non è nel numero delle cause vinte da parte del medico (già significativo) bensì nell'argine alla contenziosità. L'argine alla contenziosità è il controllo deontologico tra medici ed in particolare delle pratiche medico-legali e delle citazioni dell’avvocato (come già detto e facilmente deducibile dal decreto del 1946).

Il controllo deontologico TRA medici e quindi anche delle perizie medico legali rientrano a pieno titolo tra le “questioni inerenti all'esercizio professionale”. Ne deriva la revisione ed il controllo deontologico delle pratiche medico-legali. Contemporaneamente, andrebbe ricercata l’unione operativa tra le diverse figure professionali nella sanità. La prima conseguenza sarebbe un numero elevato di “richieste di interposizione all’Ordine dei Medici” da contrapporre alla logica mercantile della Medicina Difensiva.

2) I risultati della politica sono conosciuti, però …

Gli scadenti risultati della politica di questi ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti. Per quanto riguarda il decreto Balduzzi, in primis, riportiamo quanto riferito dalla Commissione Parlamentare sull’errore in sanità: “Vincolare l'azione del medico alle linee-guida e alle buone pratiche generalmente accreditate scoraggia l'adozione di scelte terapeutiche meno standardizzate, ma possibilmente più adeguate al trattamento del singolo individuo, ed è generalmente contrario alla tendenza attuale all'individualizzazione della medicina e alla definizione di protocolli personalizzati che tengano conto delle caratteristiche specifiche del paziente. Inoltre, la definizione di linee-guida e il riconoscimento ufficiale delle buone pratiche è un processo lento, che richiede generalmente una certa diffusione e affermazione di una tecnica prima che essa venga legittimata. Tale processo rischia di venire ulteriormente rallentato dalla norma in parola, poiché gli operatori non sono incentivati a distaccarsi da quanto già definito, e le nuove pratiche, ancorché migliori, stenteranno quindi ad affermarsi. Infine, la norma sortirà il paradossale effetto di incrementare il fenomeno della Medicina Difensiva: al fine di sollevarsi dalla rivendicazione di una possibile responsabilità, l'operatore tenderà a seguire pedissequamente protocolli e linee-guida, prescrivendo esami diagnostici o ricoveri quando siano astrattamente previsti per quel dubbio diagnostico o per quella patologia, e non quanto siano realmente necessari. Il rilevante costo della Medicina Difensiva a carico del SSN, stimato in oltre 10 miliardi di euro, sembra quindi destinato ad aumentare, mentre sicuramente negativo sarà l'impatto della disposizione sull'appropriatezza delle cure”.

Nonostante i risultati della politica, nei punti programmatici per le elezioni all’Ordine professionale è praticamente sempre presente la necessità di favorire la definizione, con forza di legge, dell’atto medico e di disciplinare organicamente la responsabilità professionale medica in ambito penale e civile con una rivisitazione e una definizione del significato di colpa grave adeguato alle peculiarità dell’attività medica e sanitaria.

Nessuno discute sull'importanza di tutto ciò, ovviamente, ma l’impressione è che vengano sottolineate problematiche in cui può intervenire soltanto il legislatore. Il Collegio degli Ordini, invece, si astiene di trattare (almeno così sembra) riguardo il proprio compito istituzionale: interporsi nelle controversie. Ne risulta che la colpa è esclusivamente del legislatore che non si è adeguato ai nuovi tempi e nessuna importanza ha il fatto che i medici non utilizzano l’art. 3, lett. g semplicemente perché non lo conoscono.

3) Favorire la revisione dell’istituto della conciliazione al fine di deflazionare il ricorso all’Autorità giudiziaria e valutare in via transattiva e stragiudiziale almeno parte del contenzioso.

Ebbene, il legislatore del 1946, riferendosi ai compiti istituzionali dei ciascun Collegio degli Ordini affermava: “… procurando la conciliazione della vertenza e, in caso di non riuscito accordo, dando il suo parere nelle controversie stesse”. Il legislatore parlava di problematiche deontologiche e non di conclusioni tecnico-giuridiche-scientifiche, ovviamente, ma “… sempre là si torna: a cosa servono gli Ordini se non tengono ordine?” (La Casta).

È bene tener presente, inoltre, che il Mediatore Civile, adoperandosi affinché le parti raggiungano un accordo amichevole di definizione della controversia in tempi brevissimi rispetto all’attuale lunga durata delle cause, distruggerà il vero deterrente ad iniziarne una, ovvero la loro stessa lunga durata. È facile ritenere che anche l’avvocato della parte attrice avrà un motivo in più per invogliare quei clienti recalcitranti ad iniziare un procedimento, visti i nuovi tempi ridotti. L’incremento delle cause riguarderà, senz’altro, soprattutto quelle che oggi sono ritenute di scarso valore. L’incremento delle denunce comporterà, in generale, un ulteriore aggravio delle rate assicurative professionali del medico, come già successo in questi anni, quantificando, così, una delle tante conseguenze delle continue procedure giudiziali.

4) Potenziare i percorsi che garantiscano idonea selezione dei CTU con il coinvolgimento dei responsabili dei Tribunali civili e penali e controlli sulla qualità della prestazione offerta dagli stessi che deve essere svolta con la massima correttezza nel rispetto del Codice Deontologico.

Quanta sicurezza in più ci sarebbe stata nella selezione dei CTU se si fosse concretizzato il decreto del 1946, visto che il consulente con una sanzione disciplinare difficilmente è nominato CTU !
Non andrebbero fatti rispettare con più fermezza l’art. 62 e l’art. 58 del Codice Deontologico ?

5) Favorire e facilitare la possibilità di accesso per tutti i medici ad una idonea copertura assicurativa contro il rischio professionale al fine di sanare le attuali gravi difficoltà determinate dal mercato delle assicurazioni in materia.

Il Ministero della Salute, la Commissione Parlamentare sugli errori in medicina, gli Ordini professionali, le Direzioni Sanitarie, il Sindacato (che con i suoi dirigenti ha sempre occupato posti di rilievo in sede ordinistica), quale esempio di massima vitalità, hanno sempre auspicato una maggiore presenza delle assicurazioni nella vita professionale del sanitario.
Ma tale auspicio si infrangerà su un muro se non verrà arginato il numero delle cause. La stessa Commissione Parlamentare, infatti, riportando che le assicurazioni professionali sono sotto il controllo di dodici principali società, ha affermato che una di esse (la Faro Assicurazioni) è già fallita. Se il rischio di fallimento è valido per una grande assicurazione, figuriamoci per quelle piccole. Inoltre, non viene considerata a sufficienza il rapporto conflittuale tra medici ed assicurazioni professionali: è sempre stato sottaciuto il numero delle vertenze promosse dal medico nei confronti della propria Assicurazione.
Si tratta di un’arma di distrazione maldestra, un tentativo di nascondere responsabilità Clicca qui.

6) Esiste la medicina difensiva del cardiologo, dello psichiatra, del chirurgo, del pediatra …

I fatti specifici di ogni specialità o perfezionamento dovrebbero essere rapportati al Codice Deontologico. Visto che, per tutti i medici, esiste unico linguaggio, quello deontologico, esiste un’unica Medicina Difensiva. Il numero delle lettere, da contrapporre alla logica mercantile della Medicina Difensiva, può arricchirsi, in questo modo, di un aspetto qualitativo. In altre parole esiste un'unica Medicina Difensiva e dividere è sempre indebolire.

7) La Medicina Difensiva esiste anche all'estero

Ne deriva l’idea che vi sia un mal comune.

L’idea che ne deriva è che il medico chiamato in causa è colui che sbaglia a prescindere; nulla conta la logica mercantile che è alla base della nascita e dello sviluppo della Medicina Difensiva. Concretamente, nulla si fa per eliminare il 70-80% dei procedimenti che vedono il medico inutilmente chiamato in causa. Vengono considerati gli aspetti connessi al dispendio di risorse, alla riduzione della qualità dell’assistenza sanitaria, all’impatto negativo sul rapporto tra medico e paziente ma non si agisce sul perché vi è pedissequo attenersi del professionista ai protocolli suggeriti e alle linee guida definite. Si parla addirittura del “sacrificio della salute del paziente sull’altare della sicurezza giudiziaria” ma nulla conta la vita familiare del cittadino-medico che dopo anni di procedimento civile, subendo rinvii di udienze, la presenza casalinga (diciamo spirituale) dell’avvocato, le preoccupazioni traslate ai figli ed al partner verifica, poi, con la sentenza che, tutto sommato, nel 70-80% dei casi, il procedimento si sarebbe potuto evitare.
Tale situazione appare ancor di più disdicevole nei confronti del medico donna e madre di famiglia se si considera che anche il nuovo Codice Deontologico ignora la “femminilizzazione della professione” cioè il fenomeno più significativo che ha investito la medicina dei nostri giorni. Il nuovo Codice omette di aggiornare le sue regole in ordine alle discriminazioni di genere, ai soprusi di cui le donne medico sono vittime ed ai nuovi problemi che questa “nuova maggioranza” pone in termini di rappresentanza.
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Re: Medicina Difensiva e le armi di distrazione

Messaggioda eco_admin » 26/01/2015, 22:20

8) Esiste la medicina “astensiva”

Medicina difensiva? Roberto Lala, presidente dell’Ordine dei Medici di Roma ha affermato che oggi siamo alla medicina “astensiva”. Molte strutture private si astengono dal curare il malato e lo inviano alle strutture pubbliche che non possono astenersi dal prenderlo in cura”.
E di chi sarebbe la responsablilità? Sempre di qualcun altro.
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